Che cosa serve ai nostri ragazzi per affrontare le prime esperienze fuori dalla famiglia? Quali regole e comportamento dovranno rispettare per inserirsi all'interno del gruppo? Come si dovrà agire per evitare che siano troppo timidi o, al contrario, esageratamente aggressivi una volta inseriti in un nuovo tipo di società?

Sono queste alcune delle domande che tutti i genitori e gli educatori si pongono e alle quali il Judo fornisce esaurienti e convincenti risposte.

Proprio il judo può essere una componente importante nel processo di sviluppo dei giovanissimi, è un'attività adatta a loro perché, più di altre discipline sportive, li coinvolge naturalmente e istintivamente:

  • praticato in gruppi offre possibilità di socializzazione come e più degli sport di squadra

  • facilita la presa di coscienza e di valutazione del proprio corpo nello spazio

  • favorisce un armonico sviluppo fisico in quanto prevede la bilateralità del gesto tecnico

  • aiuta il controllo della forza nei propri e negli altrui confronti e aumenta la fiducia in se stessi.

Quindi, una completa attività formativa, un percorso educativo e, nello stesso tempo gratificante, un'apertura verso un mondo di relazione che comporta confronto con se stessi e con gli altri, una via sana ed efficace per diventare migliori.

 

Jigoro Kano

28 Ottobrer 1860 – 4 Maggio 1938

Scriveva Jigoro Kano:

“io studiavo il ju-jitsu non solo perché lo trovato interessante, ma anche perché capivo che era il mezzo più efficace sia per l'educazione del corpo che dello spirito. E da questo fatto mi è venuta l'idea di diffonderlo dovunque.

Ma era necessario migliorare il vecchio ju-jitsu per renderlo accessibile a tutti perché lo stile antico non era previsto né immaginato per l'educazione fisica o morale e la cultura intellettuale.

Quest'ultima infatti non era che un frutto casuale del vecchio ju-jitsu che era esclusivamente concepito per vincere. D'altro canto, sapendo che ciascuna delle scuole di ju-jitsu aveva le sue qualità e i suoi difetti, ne concluso che sarebbe stato necessario rifare il ju-jitsu anche come arte di combattimento. Così, prendendo di volta in volta le cose più interessanti che avevo appreso nelle diverse scuole e aggiungendovi le mie personali invenzioni, io fondai un nuovo metodo per la cultura fisica e l'educazione mentale, come pure per vincere in combattimento.

Chiamai ciò: “Judo Kodokan”.


IL GIOCO EDUCATIVO

Perché diciamo "io gioco a pallone", "io gioco a tennis", "io gioco a pallavolo" ecc. e non diciamo "io gioco al Judo"?

Gli inglesi per indicare l'azione di suonare uno strumento usano il verbo 'to play' (giocare), così pure i francesi con 'jouer'.

Suonare uno strumento è divertente, porta piacere e così pure l'imparare a farlo è un divertimento: il termine "giocare", dunque, accorpa il doppio significato di divertimento e di serietà, di applicazione seria e di impegno.

 

Per un bambino imparare il Judo deve essere un gioco piacevole ma, al tempo stesso, un impegno che comporta l'acquisizione di regole e comportamenti formativi.

Il bambino vuole sostanzialmente giocare ed è impossibile impegnarlo nell'apprendimento di concetti troppo complessi che risulterebbero per lui soprattutto noiosi e privi di significato.

 

Dunque, per mantenere viva la sua attenzione e averne la totale disponibilità all'apprendimento, dobbiamo escogitare giochi che gli permettano di comprendere i principi del Judo e delle sue regole in allegria, in modo che per lui tutto ciò risulti un piacere e non una forzatura.